Ricordare l’Eterno: La visione di Platone dell’ Educazione nelle Esperienze Anomale


di Michael E. Zimmerman, Ph.D.

Le persone che descrivono l’esperienza di incontro con alieni, spesso dicono di ricevere informazione di qualche tipo, come se venissero educate su argomenti complessi che possono sembrare chiarissimi durante l’esperienza, ma che possono divenire nebbiosi o persino sembrare banali in seguito. Gli argomenti sono spesso di grande importanza, come una calamità ambientale imminente, causata dal comportamento umano o da altre cause, forse sconosciute.

L’autore Whitley Strieber ha descritto una misteriosa “scuola segreta” a cui ha partecpiato da ragazzo, una scuola gestita da esseri che lui ha associato ai suoi incontri (The Secret School, 1989). Il racconto di Strieber e quelli di altri esperienti sono in qualche modo consistenti con le scoperte di studiosi di folclore e antropologi culturali, per i quali le persone nei secoli hanno raccontato di essere state portate in strani posti da esseri non-umani e alcuni di questi rivelano aspetti piacevoli o disturbanti di dimensioni della realtà prima sconosciute. Come dobbiamo intendere l’aspetto “educativo” dell’esperienza di incontro con l’alieno?

In molti racconti del fenomeno, si suggerisce che l’“educazione” degli esperienti vada oltre l’insegnamento formale o l’informazione tecnica ricevuta a bordo di presunte imbarcazioni aliene. Molti autori hanno notato che la comprensione di sè e le identità personali di alcuni esperienti vengono cambiate per sempre, quando scoprono di essere in qualche modo legati agli alieni. Come individui che passano nell’iniziazione sciamanistica e nell’esperienza di pre-morte, gli esperienti a volte ricordano vite precedenti e dimensioni di esistenza che sono state dimenticate quando sono nati come esseri umani. Diversi anni fa, la psicologa Edith Fiore, è stata una delle prime a descrivere casi in cui gli esperienti hanno detto di aver ricordato che la loro “vera” identità non era umana, ma aliena. (Encounters, 1989).

Platone e la Reincarnazione

La nozione che l’educazione riguardi una sorta di ricordo di verità dimenticate venne postulata da Platone, la figura centrale nella filosofia Occidentale. Platone aderì alla dottrina della reincarnazione, per la quale l’anima umana (psyche) si sposta in un nuovo corpo dopo la morte di quello precedentemente occupato da essa. Come altre persone di culture pre-moderne, prese per certo che l’universo sia composto di piani che trascendono quello sensoriale o materiale. Nel suo dialogo Fedone, Platone descrive l’anima eterna, imprigionata nel corpo mortale, che desidera tornare alla sua origine.

Soffrendo di amnesia dopo l’essere nata in un nuovo corpo, l’anima non può facilmente ricordare la sua origine divina, ma invece rimane affascinata dai fenomeni sensori e sensuali in modo da rimanere ancora più attaccata al corpo. Platone suggerì che la filosofia coinvolgesse il processo del ricordare quello che l’anima sapeva prima di nascere e un processo concomitante di indebolimento dell’attaccamento al corpo.

Come evidenza che l’anima abbia una relazione con il dominio eterno, Platone fa notare che abbiamo la conoscenza della verità, per esempio nella geometria, che non può essere mai perfettamente istanziata nel mondo materiale. Nel suo dialogo Menone, Socrate mostra che uno schiavo completamente diseducato può elaborare una prova di un problema di geometria. Com’è possibile? Perchè il ragazzo schiavo ha “ricordato” quello che sapeva prima di nascere, quando la sua anima si trovava in prossimità degli schemi eterni o forme di cui i fenomeni materiali sono repliche imperfette.

Educazione: Dipingere quello che già Conosciamo

Il nostro verbo “to educate” deriva dal Latino educare, che è relativo a educere, condurre o trarre fuori. In altre parole, l’educazione riguarda il processo di trarre fuori quello che già conosciamo. L’esperienza di incontro con l’alieno, potrebbe essere compresa come un tale processo di “educazione”?

Ci sono analogie intriganti tra la spiegazione di Platone e quella offerta da alcuni addotti e le loro esperienze, in particolare la nozione che gli esperienti “scelgono” di nascere come umani.

Benchè molti esperienti inizialmente temono e persino detestano i loro rapitori, alcuni esperienti infine stabiliscono una relazione con essi, diversa, più positiva e persino amorevole. Tali esperienti concludono che loro stessi hanno “scelto” non solo di incarnarsi come esseri umani che avrebbero dimenticato la loro identità alla nascita, ma anche di essere presi dagli esseri con cui sono in qualche modo legati intimamente.

Molti degli esperienti con cui hanno lavorato lo psichiatra John Mack e la direttrice della clinica PEER Roberta Colasanti, sono passati in una specie di crescita spirituale o di trasformazione nel processo dell’apprendere sulla loro identità aliena. Tale trasformazione può non essere limitata ai soli esperienti, suggerisce Mack, ma può avere implicazioni più ampie per l’intera umanità, che ora è nel processo di apprendere quello che gli stessi esperienti hanno scoperto. Uno spostamento fondamentale che metterebbe in questione i sistemi di credo che legittimano le istituzioni sociali e politiche di tutti i tipi.

Se gli esperienti sono l’avanguardia di un processo di trasformazione che altererà la comprensione dell’umanità sulle sue origini e sul suo destino, potremmo ben capire il perchè la società “ufficiale” resista con tanta forza anche solo al menzionare il fenomeno di incontro con l’alieno e facendo poco sforzo per apprenderne le possibili implicazioni per l’umanità.

Benchè Platone non consideri l’ abduction aliena, conclude il suo famoso lavoro, la Repubblica, con una lunga descrizione dell’esperienza di pre-morte di un guerriero Greco famoso, Er, che si svegliò nel momento della sua pira funebre (fortunatamente spenta), 12 giorni dopo la sua presunta morte e raccontò una storia straordinaria del reame in cui le anime dimorano prima di rinascere. Er descrisse come le anime seguissero Lachesi, una delle tre Parche, che parlava ad esse tramite un interprete nel modo seguente:

O anime di un giorno, ecco l’inizio di un altro periodo di vita terrena, che finisce in morte. Nessuno spirito guardiano vi assegnerà una sorte, ma voi sceglierete la vostra sorte. Lasciate scegliere a colui al quale spetta per primo, la vita alla quale sarà legato per necessità. La virtù non ha padrone: l’uomo che la onora o disonora, ne avrà di più o di meno. La colpa è di chi sceglie; Il Cielo non ha colpa.

(Souls of a day, here shall begin a new round of earthly life, to end in death. No guardian spirit will cast lots for you, but you shall choose your own destiny. Let him to whom the first lot falls choose first a life to which he will be bound of necessity. But Virtue owns no master: as a man honors or dishonors her, so shall he have more of her or less. The blame is his who chooses; Heaven is blameless. (Translation by F. Cornford, Oxford Press, 1970))

Ovviamente, questa esperienza cambiò la vita di Er, che nella sua condizione di pre-morte incontrò quello che altri normalmente dimenticano nel processo della nascita. Alcuni esperienti sembrano vedere gli “alieni” come interpreti di poteri ben superiori, come intermediari che tentano di farci ricordare le nostre vere origini in modo che possiamo vivere diversamente nel tempo in cui siamo incarnati. Nel processo del ricordare la nostra vera identità, possiamo anche scegliere di allinearci con un destino che altrimenti rimarrebbe irrealizzato. Invece di continuare a degradare il pianeta perchè siamo in preda alla avidità, all’avversione e all’illusione, l’umanità potrebbe evolvere in modo da rendere costruttive le relazioni tra umani e tra gli umani e la biosfera.

Naturalmente, ci sono molti aspetti confusi e oscuri dell’esperienza di incontro con alieni, inclusi aspetti che non sembrano rientrare in questa interpretazione. Non dobbiamo scartare la possibilità che altri alieni si impegnino in complesse azioni di inganno, studiate per celare finalità che hanno poco o nulla a che fare con la trasformazione umana. Tuttavia, esperienti coraggiosi e persone che hanno preso seriamente le loro testimonianze, ci fanno un dono condividendo con noi la possibilità che individui stiano incontrando esseri da un altro piano della realtà, un piano al quale l’umanità è in qualche modo legata e al quale possiamo tornare. Il riconoscere la nostra relazione con piani superiori, comunque, non è una scusa per volare lontani dalla responsabilità, ma richiede invece un maggiore impegno nell’esibire compassione per tutta la vita sul pianeta blu e verde.


© 2000 Michael E. Zimmerman, Ph.D.
Tradotto in italiano da Richard per Altrogiornale.org

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